La trippa è l’incubo di qualsiasi pranzo di Pasqua se non si sa come domare le frattaglie. O emana un odore troppo forte di pecora, oppure si sparge sul piatto come sabbia. Per ottenere una trippa perfetta, bisogna abbandonare la finezza e concentrarsi sulla pura esecuzione. Non è questione di talento, ma di alcuni trucchi che i nostri antenati eseguivano istintivamente, ma che noi abbiamo dimenticato a causa delle ricette trovate su internet.
Il trucco dell’aceto: come “eliminare” l’odore di agnello.
Se metti le frattaglie direttamente nella bollitura, hai perso la partita. I reni ei polmoni sono pieni di tossine e hanno un odore di ammoniaca.
Primo passo: immergere tutte le frattaglie (fegato, cuore, reni) in una bacinella con acqua fredda e un bicchiere di aceto. Lasciatele lì per circa 20 minuti. L’aceto “estrae” tutta la nausea dalla carne.
Secondo passaggio: fateli bollire per 10 minuti, buttate via l’acqua piena di schiuma, lavateli bene con acqua fredda e solo dopo metteteli a bollire per davvero. È l’unico modo per ottenere un sapore pulito alla fine.
Composizione: Perché aggiungere fegatini di pollo?
L’agnello è troppo soffocante e duro. Per ottenere una consistenza cremosa, “diluire” il composto con mezzo chilo di fegatini di pollo. Sono morbidi, si trasformano in una pasta e legano tutti gli ingredienti. E non lesinate sulle verdure. Aggiungete mazzi interi di cipollotti, aneto e prezzemolo fino a quando il composto non diventa quasi verde. È la freschezza che bilancia il grasso dell’agnello.
Il segreto per affettare: il “cemento” della trippa.
Volete tagliare fette sottili che stiano dritte sul piatto?